OMELIA 2 Maggio 2002 ai Vespri

"La stolta Sapienza dell'uomo"

    San Paolo, nella lettera ai Corinzi, così ci introduce nel nostro cammino alla scoperta del volto di Dio in Cristo Gesù: ""Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani: ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei, sia Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio".
La descrizione che Paolo fa della gente del suo tempo è veramente incisiva: da una parte i Giudei "popolo che Dio ha prediletto", reso "segno visibile della fedeltà del Suo amore", non avevano capito che 1'amore non è nelle forme esteriori che tante volte diventano pura esteriorità senza contenuto, fino all'ipocrisia, ma è il meraviglioso centro del cuore che ha altre leggi.
Essi cercano in Gesù lo spettacolo della potenza: una stupida esibizione che farebbe di Dio un attore che sbalordisce gli uomini. I miracoli di Dio, "la sua potenza" tanto valgono e tanto sono grandi in quanto "segno", "messaggio" dell'amore.

I Greci invece, che avevano una tradizione religiosa fatta dall'uomo, con divinità inventate a proprio uso e consumo, si affidano alla sapienza, alla cultura diremmo noi; rendendo così la stessa sapienza una sorta di divinità umana in cui è facile si diano appuntamento tutte le debolezze, le superbie e gli errori dell'uomo.
Cosa è mai infatti la sapienza senza Dio che è la sola Sapienza che illumina ogni uomo? Miracoli e sapienza accomunano Giudei e Greci nella ricerca di se stessi.

Se osserviamo bene i nostri tempi, per tanti versi assomigliamo molto ai Giudei e ai pagani. Quanta gente rincorre quotidianamente "i miracoli della scienza" di qualsiasi tipo, indifferente al fatto che produca anche morte o aberrazioni, facendo così della scienza una sorta di divinità per 1'uomo moderno: quando la scienza altro non può essere che un servizio sempre più efficace al bene dell'uomo e quindi un mezzo per glorificare Dio autore di ogni bene e di ogni scienza per il bene.
E quanta gente si è creata come un altare su cui porre la propria sapienza o potenza che tante volte altro non è che 1'uomo che gira attorno a se stesso, non trovando mai il bandolo della verità e della feIicità! Per cui la cosiddetta sapienza o cultura dei nostri giorni a volte ha solo il valore di parole messe vicine le une alle altre per riempire un discorso o una pagina, senza un contenuto accettabile.

Se "non sei al corrente di tutte le mode del tempo", se non "possiedi molto", ossia se non puoi esibire una potenza, davanti agli occhi del mondo sei "nulla", vieni emarginato come debole e fuori civiltà
Eppure potenza e sapienza del mondo, così come sono interpretate, alla fine si rivelano due braccia di una immensa croce su cui viene crocifissa tanta parte dell'umanità, senza resurrezione.

Con poche parole, che però chiaramente ne descrivono la diversità abissale, così Paolo definisce la potenza e la sapienza di Dio:
"Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani".
Incredibilmente ancora oggi "essere testimoni" del Cristo risorto, cioè vivere il Cristo crocifisso e risorto, crea "scandalo" e si viene sospettati di "stoltezza". Chi infatti di noi, per il semplice fatto di amare Dio in tutto e il prossimo come ama Dio, non tenendo in nessun conto la potenza e sapienza del mondo, non è stato preso per "pazzo"? O chi non si è sentito "deriso", come un buono a nulla, per il solo fatto di amare "la povertà in spirito"? 0 chi non è stato addirittura emarginato perchè non segue le varie, è il più delle volte inaccettabili, regole del mondo?

Gesù trova questa "potenza del mondo addirittura alle spalle dell'altare di Dio, rappresentata dal commercio; la trova addirittura "nel tempio", pienamente legalizzata. Questo connubio tra 1'adorazione al Padre, la ricerca del Suo Volto, la gioia dello stare con Lui, era ed è perlomeno confusione, se non profanazione.

Pensiamo alla cacciata dei mercanti dal tempio.

Deve aver suscitato scandalo e grande ira questo gesto deciso e fin troppo chiaro di Gesù. Aveva urtato molte "tolleranze" che distruggevano l'ambiente di Dio. Si creava cosi con le Sue mani una immagine da tenere lontana, troppo scomoda.

Decisamente non potevano convivere la buona novella del Vangelo e questo modo d'essere del mondo. E Gesù subito accetta la sfida, sapendo che nella sfida vi era la Sua vittoria. Una presenza "dura" quella di Gesù tra di noi, ma necessaria. Meravigliosa, se volete; per quanti comprendono e si sentono soffocati dalla potenza e sapienza del mondo che impediscono la potenza e la sapienza di Dio.

A volte non ce la facciamo neppure più a sopportare le ipocrisie cui siamo costretti, le schiavitù del tempo che le varie potenze ci offrono; fino a sentirci pieni di catene, con la voglia di conoscere la libertà: quella appunto di Cristo.

Ma avremo la forza di conoscere la potenza del mondo che si è annidata in noi, senza che ce ne accorgiamo forse, e farla sradicare, sostituendola con quella di Dio, di cui tanta parte è nelle beatitudini, e che si raggiunge solo con la penitenza o crocifissione di noi stessi?

In un libro di un ebreo di fede convinta, prigioniero nei campi di sterminio nazista, vi è il racconto di una impiccagione che ha sconvolto la sua fede che sembrava incrollabile.

I nazisti avevano condannato alla impiccagione due fanciulli e un uomo (come un raccapricciante calvario dei nostri tempi) e di fronte a questo spettacolo lo scrittore non riesce a trattenere il suo sdegno e scrive: "Hanno impiccato Dio!" Un'altra ebrea, anche lei spettatrice della crudeltà dell'odio, gli risponde: "No, Dio si è fatto impiccare con l'uomo per salvarlo".

Questa riflessione di Dio che si fa mettere in croce, quasi sconfitto dall'uomo, come se l'uomo fosse l'onnipotente e Dio il debole, è il mistero che ci è stato davanti nella settimana che chiamiamo 'Santa', e in questa di Novena al SS. Crocifisso. Una settimana Santa piena di verità che solo Dio poteva concepire o meglio, che solo un amore che non conosce limiti nel donarsi poteva attuare. Non finisce di stupire il fatto concreto di Dio che viene tra di noi e sta con noi fino a farsi sacrificio e pane della nostra vita nella Eucaristia che è il sublime mistero del Giovedì Santo. Noi che viviamo in un mondo dove il nostro egoismo o la nostra superbia ci porta a essere 'i primi', a calpestare gli altri, come se il fratello fosse 'sgabello dei nostri piedi' o qualcosa di peggio, rimaniamo attoniti di fronte alla lezione di amore che Dio ci impartisce nella ultima cena lavando i piedi dei suoi discepoli. "Io sto in mezzo a voi come uno che serve ... anche se sono vostro Signore e Maestro. Così fate anche voi". Quel Gesù che sta vicino a me con il grembiule, pronto a servirmi, non può che mettere in crisi la voglia di potere e di prestigio che sono il 'sogno del nostro tempo', un sogno non per gli uomini, ma contro di essi. Come sarebbe bello se tutti, a cominciare da chi è più in alto, da chi è primo nel potere, (ovunque questo si eserciti, dalla politica alla economia, fino alle relazioni quotidiane) fossimo come Gesù: col grembiule. Gesù l'ha fatto e chi Lo ha capito e Lo segue fa un gran bene alla umanità.

Ha giustamente riempito di confusione e, forse, di paura gli apostoli, vedere come il Maestro si consegnasse ai tanti supplizi, alla privazione della dignità, che è come essere privati della pelle, fino a farsi mettere in croce. E più che allontanarla le è andato incontro, come il modo più chiaro ed esaltante di svelare il cuore dell'amore.

Sono le grandi verità di Dio che ci ama. Sono le vie dell'amore che si fa dono per portare resurrezione e vita al nostro mondo. Non è un amore descritto con troppa facile retorica che finisce per essere un bla-bla sentimentale che approda a nulla, ma è un amore che entra nella carne della esperienza quotidiana. Un amore che difatti ci viene incontro nella quotidianità della vita, nella intimità di ciascuno quando è di fronte a fatti che assomigliano alla notte del venerdì santo o a scelte che impongono il sacrificio, il 'grembiule della lavanda dei piedi'. Un amore che tante volte chiede di farsi mettere in croce dal fratello che non conosce la gioia del dono. Un fratello che sa indossare bene gli abiti dei crocifissori, ma non conosce la tunica strappata del crocifisso.

Diceva il S. Padre ai giovani in uno dei suoi tanti discorsi: "La croce è la prima lettera dell'alfabeto di Dio. Una esperienza che tutti possiamo incontrare in quanto anche se siamo fatti per la vita, non possiamo eliminare dalla storia personale le sofferenze e le prove. Una esperienza che anche i giovani quotidianamente sperimentano quando in famiglia non esiste armonia, quando si fanno dure le difficoltà nello studio, quando i sentimenti non sono ricambiati, quando 1'inserimento nel mondo del lavoro diventa quasi impossibile, quando per ragioni economiche si e costretti a mortificare il progetto di formare una famiglia, quando si deve lottare con la malattia, la solitudine e quando si rischia di essere vittime di un pericoloso vuoto di valori".

Occorre appropriarsi del Cuore di Gesù che ha saputo interpretare la nostra vita con il donarsi come cibo, con il mettersi il grembiule, con il prendere la croce, sapendo che questo amore conduce alla resurrezione. Può sembrare un discorso duro questo che faccio a me e a chi ricopre dei ruoli istituzionali di grande responsabilità sociale. Un discorso del genere può apparire pazzia, proprio come la croce di Gesù, ma bisognerebbe chiedersi se non sono invece follie le tante mentalità che hanno fatto del mondo e di questa Città un grande calvario senza amore e speranza. Meglio, carissimi fedeli tutti, avere la follia di Gesù , capace di schiodare i crocifissi, che la follia del mondo che sa solo crocifiggere l'uomo nel nome della superbia, del protagonismo, del denaro e del vizio.

Parlando del cuore dell'uomo, sede delle scelte da compiere e luogo sacro delle responsabilità, che chi sa educare il cuore di un bambino, di un uomo in genere, compie la più grande opera di carità davanti agli occhi di Dio e degli uomini. Ognuno di noi venendo alla vita è come il bambino di cui ci parla il Vangelo di Marco: un piccolo essere fragile, povero, inesperto, esposto alla tempesta dello scandalo che abbatte in lui a volte precocemente ogni desiderio di "grandi prospettive" come sono nel Vangelo, così come è aperto al bene che lentamente può fare crescere in lui e rassodare le grandi virtù che sono 1'abito di santità con cui Dio adorna i suoi figli. "E preso un bambino, Gesù lo mise in mezzo e abbracciandolo disse loro: "Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me: chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato".

La realtà è che tutti, senza distinzione, conviviamo con questo mondo che non ha alcun pudore nello sfasciare ciò che è veramente bello agli occhi di Dio - perché frutto dell'opera delle Sue mani per imporre le mostruosità del vizio, dell'egoismo, che sono veramente 1'immagine del dominio. Dio solo sa con quanti sacrifici si edifica un cuore buono secondo il cuore di Cristo. Se poi ci si mette di mezzo il cattivo esempio, lo scandalo, 1'impresa può diventare quasi disperata. Sono tanti gli scandali in ogni manifestazione della vita quotidiana che non fanno quasi più impressione. Si leggono statistiche che parlano di decine di migliaia di fanciulli avviati alla prostituzione, usati nella pornografia per divertire gli adulti: e non se ne parla con 1'orrore dello scandalo di vite violentate, ma di brutalità di commercio "che tira". Si elencano ricchezze da capogiro e non si ha preoccupazione per la giustizia che vede alcuni sempre più ricchi a danno di molti altri sempre più poveri, ma lo si percepisce come esempio di crescita economica. Una volta almeno lo scandalo conservava 1'orrore dello scandalo: oggi lo scandalo rischia di passare come segno di liberazione dalla virtù.

Eppure lo scandalo rimane sempre come un trauma nell'anima di chi lo riceve: un trauma che a volte incide talmente nel profondo del cuore da dare un corso diverso e sbagliato ad una intera esistenza: come un attentato all'anima. Chiunque di noi abbia conservato un retto giudizio della vita, sa che è più sopportabile, meno dannoso un incidente che in qualche modo mutila il nostro corpo, di uno scandalo che intacca 1'integrità della nostra anima.

Ecco perché Gesù ha parole durissime che dovrebbero fare riflettere tanti, ma tanti che forse non si danno neppure più rimorso di condurre una vita scandalosa. "Chi scandalizza uno di questi piccoli, grida Gesù, è meglio per lui che si metta una macina girata da asino al collo e venga gettato in mare". Una frase tremenda se centellinata parola per parola nel suo contenuto. E continua: "Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile..." (Mc 9, 37-42).

San Giacomo, quasi come un'eco, ha toni durissimi verso la ricchezza, facendo risentire il grido dei profeti che denunciano 1'ingiustizia e 1'inumanità dei ricchi. La Bibbia ha sempre visto 1'accumulare dei beni come un fatto di corruzione che nasce da qualche ingiustizia; e sente istintivamente come la ricchezza faccia nascere un tipo di uomo il cui sentimento sulla propria condizione umana viene falsato perdendo di vista ogni vera relazione di fraternità e di giustizia.

"Ora a voi, ricchi - dice san Giacomo l'apostolo - piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco".

Come affrontare gli scandali del mondo o meglio il mondo divenuto scandalo continuato, direi programmato? In modo semplice: vivendo con chiarezza, con coraggio lo "scandalo della croce". E' il benefico scandalo delle beatitudini: il modo divino di interpretare questa nostra vita cristiana quotidiana.

Nella mentalità comune oggi infatti non fa più meraviglia chi offre scandalo, bensì chi diventa "scandalo" (inteso come diversità di vita) vivendo con coerenza la propria vocazione alla santità. Fa alle volte tanto scandalo la ragazza onesta, l'imprenditore onesto e rispettoso dell'uomo che lavora, il giovane che non ci sta ai compromessi con il vizio che sono la mentalità del mondo. Ma nel profondo del cuore, quando l'uomo cerca il respiro dell'anima, non volge lo sguardo al mondo, ma proprio a questi che ha emarginato, perché si accorge che sono la sola luce possibile, il solo gusto della vita.