ANALISI ANTROPOLOGICA DELLA FESTA
Come tutte le feste patronali, anche quella del
SS. Crocifisso è espressione di più significati: è appuntamento ed
attesa.
Fin da metà aprile i fedeli sentono sempre di più l'ansia di quei
giorni, in cui esprimeranno se stessi attraverso il proprio Pathos
(sentimento) il proprio Ethos (visione del mondo) ed il proprio Ekos
(risonanza sonora). La festa è un momento di grande amicizia perché
tocca profondamente il Thumos (spirito), essa accomuna tutte le classi
sociali divenendo un richiamo alla famiglia e al proprio passato.
I giorni di festa sono preceduti dai giochi d'artificio sparati sul monte Caputo, quasi come una "purificazione", dal momento che, terminati, ha inizio la celebrazione della S. Messa. In genere gli elementi di purificazione sono 2: ACQUA-FUOCO, che sono legati a dei ruoli ben determinati: ACQUA FEMMINA / FUOCO MASCHIO. Quindi, il fuoco prepara la vigilia delle feste, esso è luce nell'attesa.
Durante i tre giorni tutto sembra cambiare, nell'aria si sente quell'energia, quell'amore, quel senso di pace di un popolo che tende verso il Signore. Ma il suo culmine carico di PATHOS, si riscontra giorno 3 in cui il Crocifisso è portato in processione per le vie del paese. La processione come componente dell'azione liturgica, ha un aspetto dinamico e comunitario; essa ha 2 ordini: quella che precede la "Vara" che è una processione ordinata per i fedeli e la processione caratterizzata dalla fola sui balconi pronta, al passaggio della Vara, ad omaggiare il Crocifisso lanciando petali di rosa
La processione del Crocifisso,
presenta sì il suo folklore ma invita alla preghiera; sembra di contenere molto di profano,
ma nel cuore dei fedeli tutto si compie per amore di Cristo. Anche se nel corso del tempo,
qualcosa potrebbe cambiare, la religiosità verso il Crocifisso non si spegnerà mai nel cuore
dei monrealesi, che in tempi non molto felici quali la peste o la guerra, hanno continuato a
sperare ed ad avere fede nel Cristo Crocifisso.
G. Badagliacca,
La Festa del SS. Crocifisso, pag.20-21